Most Wanted — La vanità lo ha smascherato
Kende è considerato uno dei writer più ricercati d’Europa. C’è un video della BBC del 2011: un giornalista gira Londra — soprattutto Brick Lane — cercandolo. Ovunque tranne che di persona: la sua firma sui muri, sui vagoni, sulle serrande. In due minuti e cinque secondi riesce persino a chiamarlo. Risposta: un clic. Niente interviste, grazie.
Il nome è Kende. L’Associazione Antigraffiti di Milano — diventata Retake Milano nel 2015 — lo classifica come “soggetto tenuto sotto sorveglianza”. La polizia londinese lo ha cercato a lungo. Nel writing europeo degli anni Duemila, è semplicemente uno dei writer più ricercati d’Europa.
Una firma su mezzo continente
Amsterdam, Parigi, Marsiglia, Barcellona, Londra, Milano. Muri, vagoni ferroviari, spazi urbani. Un linguaggio calligrafico riconoscibile — lettere tonde, nero dominante — che gli esperti identificano immediatamente anche quando cambia tag. A Milano lascia il segno in via Corsico, via Val Bogna, via Padova, alla Darsena. A Londra fonda una etichetta discografica. Le indagini dell’intelligence britannica si perdono nei fascicoli. La firma bresciana nel frattempo comincia a circolare di nuovo in Italia.
Il contrasto che definisce il lavoro
I giornalisti hanno scritto di lui come di un fuggitivo. L’Associazione Antigraffiti lo ha usato come caso emblematico del contrasto tra creatività e illegalità. Entrambi hanno contribuito, involontariamente, a costruire il mito.
Quello che i giornali non hanno raccontato è il percorso: trent’anni di pratica, una traiettoria che attraversa il writing europeo degli anni Novanta, la calligrafia urbana, e infine il fine art. Le stesse lettere che comparivano sui vagoni oggi entrano in collezioni private e spazi contract di lusso. Il linguaggio non è cambiato. Il contesto sì.
Kende non è il writer più ricercato d’Europa per caso. È il risultato di trent’anni di pratica ininterrotta su mezzo continente, non rilascia interviste, non lo faceva allora, non lo fa adesso.